La presidenza Biden e la tragedia dell’Afghanistan 

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L’Afghanistan, obiettivo di non riuscita colonizzazione inglese, di occupazione sovietica e americana (non sortirono risultato utile per gli invasori), si ritrova distrutto e abbandonato a doversi ricostruire da sé. Perché tanto interesse del mondo in questo Paese orograficamente impervio? Si parla da secoli di fantastici (elusivi?) giacimenti minerali; si è considerata la posa di oleodotti transafgani, progetto abbandonato a causa della instabilità del Paese; lo si è attaccato perché ritenuto rifugio di terroristi.

Sei mesi prima dell’entrata dei russi, l’America disattese il riconoscimento dell’Afghanistan come Soviets’ legitimate sphere of influence (Gates), si alleò con i fondamentalisti ai quali fornì armi e denaro per destabilizzare il regime filosovietico di Kabul.1Abbiamo sciemment augmenté la probabilité dell’invasione sovietica” disse Brzeziński. I russi entrarono in Afghanistan, vi rimasero per dieci anni, causarono sofferenza e grande perdita di vita afgana. Il President Carter li punì con il boicottaggio delle Olimpiadi di Mosca. Sostenuti dall’America, i talibani assunsero il controllo del Paese.

Ci fu l’11 settembre 2001. L’America cercava un colpevole. Conosceva le nazionalità dei 19 attentatori (quindici sauditi, due degli Emirati Uniti, uno del Libano e un egiziano). Gli USA sapevano naturalmente dei campi di addestramento di ribelli in Afghanistan nei quali loro stessi erano stati coinvolti. Nonostante i tenui indizi di responsabilità negli attentati, l’Afghanistan venne dichiarato colpevole e capro espiatorio: era all’apparenza facile bersaglio, militarmente debole e senza amicizie potenti.2 Con Risoluzione 1386 (2001) il Consiglio di sicurezza3 autorizzò l’invasione e occupazione dell’Afghanistan con la International Security Assistance Force (ISAF) sotto regia NATO. Il 7 ottobre 2001, ventisei giorni dopo gli attentati, gli USA (con l’Alleanza del Nord) lanciò l’Operation Enduring Freedom e invase il territorio controllato dai talibani. Il Presidente Bush raccolse una cinquantina di alleati della quale fecero parte, oltre ai 26 Paesi NATO, 12 Paesi del Partenariato e 11 non-NATO, una curiosa coalizione composta da grandi potenze militari e da numerosi mini-Stati (come la Monarchia polinesiana tongana). Tutti all’attacco dell’Afghanistan, tutti contro questo popolo di miseri, provati da secolare abuso straniero, che nulla di male aveva fatto agli Emirati Arabi Uniti, a El Salvador, al Bahrein, la Mongolia, Singapore. Il Corpo di spedizione autorizzato dall’ONU aveva la missione direndere le autorità afgane in grado di assicurare la sicurezza in tutto il Paese e far sì che il Paese mai più sia rifugio di terroristi” (to enable the Afghan authorities to provide effective security across the country and ensure that the country can never again be a safe haven for terrorists”). Secondo Bush, il drappello dei giusti doveva anche vendicare l’11 settembre 2001. Trovò ad accoglierlo i talibani armati di FIM-92 Stinger, missili terra-aria forniti dall’America, efficacissimi per abbattere elicotteri.

Fu guerra di tradimenti fratricidi, di costose esercitazioni, piattaforma per mercanti e mercato di armi e droga, piazza d’arme per collaudare nuovi aerei e nuovi tipi di bombe, pretesto per mantenere un’ingiustificata presenza in quel teatro di guerra di soldati bene addestrati, fra i quali si mischiò gente priva di cultura del soldato e di disciplina militare, che contribuì ad alienare gli afgani, con crimini di guerra, tortura e assassinio alla Bagram Detention Facility, l’eliminazione di cortei nuziali e funebri con raffiche da aerei e droni, i bombardamenti vietati su civili, l’impiego di armi vietate (la GBU-43 da 10t).4 I sostenitori del diritto di intervento in Afghanistan invocarono come argomento decisivo che i talibani violavano i diritti fondamentali umani. È un tema di massima considerazione, dovrebbe valere per tutti i Paesi similmente situati, l’Arabia Saudita,  gli Emirati Arabi Uniti, il Pakistan.

Fra il 2011 e il 2013 la responsabilità per la sicurezza venne gradualmente assegnata alle forze afgane che assunsero piena responsabilità alla fine del 2014 quando la missione ISAF fu (o si ritenne) completata. Dal primo gennaio 2015, venne costituita una più limitata missione non da combattimento chiamata Resolute Support il cui obiettivo fu di offrire ulteriore addestramento, consulenza e assistenza alle forze di Sicurezza Nazionale Afgane.5 A cosa sia servita lo si vide quando i talibani, nel 2021, travolsero le fantomatiche Forze Armate Afgane senza incontrare resistenza.

Quando in agosto 2021, il Presidente Biden ordinò il ritiro dei soldati americani, diramò il messaggio: “Abbiamo messo in chiaro: se i Talibani attaccano nostro personale o interferiscono nelle nostre operazioni, la presenza U.S. sarà veloce e la nostra reazione sarà improntata a . . . forza devastante”.6 Gli attacchi ci furono e dettero all’ex-Presidente Trump l’opportunità di commentare: “La tragedia non si sarebbe verificata se fossi io il vostro Presidente”.7 Le televisioni mostrarono scene strazianti, tragiche all’aeroporto di Kabul con fiumane di gente disperata che cercava di forzarsi l’accesso agli aerei in partenza, e lasciare il Paese devastato. Chi è terrorizzato da panico al punto da vedere l’unica salvezza nella fuga? Saranno i collaboratori del passato regime che vivono nella paura che i nuovi padroni li tratteranno come traditori, sarà la gente perbene che anela a imbarcarsi nel viaggio della speranza.

La Coalizione deve lasciare il Paese, è già fuori tempo massimo. Gli auto-nominati giudici del bene dei popoli dovrebbero rileggere la sentenza della Corte internazionale di giustizia, Nicaragua v. United States: “Non esiste una nuova regola di diritto internazionale che permetta a uno Stato di intervenire negli affari di un altro sulla base del fatto che lo Stato attaccato ha optato per una particolare ideologia o un particolare sistema politico”. Echeggiano principi della Atlantic Charta.8

Forse ci sarà un colpo di scena, forse ci sarà o verrà inventato un tragico incidente, non lo si attribuirà al vero colpevole, aggressori ritorneranno in diversa coalizione in Afghanistan per rimanervi e garantire enduring freedom contro il nuovo nemico. Realisticamente dovrebbe chiamarsi Operation Enduring Instability.

“È tutto surreale. Solo le persone che sono cadute, e cadranno, vittime di questa pazzia, sono reali”.9

                                                                   

                                              Nicola Walter Palmieri  

Foto: stiva di un C-17 Usa con i profughi afgani

30 agosto, 2021 

1   V. Robert Gates, From the Shadows, New York: Simon & Schuster, 1996, pp. 146-147. Gates (l’allora Direttore della CIA) scrisse: “The occupation may have been a . . . response to what was perceived by the Kremlin as an imminent . . . deterioration of its established position in a country within the Soviets’ legitimate sphere of influence”.

2   Patrick Martin scrisse “U.S. Planned War in Afghanistan Long Before September 11″.

3   Violando il suo stesso statuto (Preambolo e articolo 1).

4   V. Matthias Kolb, “Kill Team in Afghanistan”; Tom Engelhardt, “The Wedding Crushers”; v William Kern, “In Afghanistan, NATO Now Committing Bald-Faced ‘Murder’”, Der Spiegel.

5   V. NATO, “ISAF’s mission in  Afghanistan (2001-2014), 1 settembre 2015.

6   The White House, Remarks by President Biden on Afghanistan, 17 agosto 2021.

7   https://www.20min.ch/video/tragoedie-waere-auch-nicht-geschehen-wenn-ich-ihr- praesident-waere-958298503820

8   Yalta Conference, 11 febbraio 1945.

9   William Kern, cit.

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