Un po’ di storia: la Francia e la ‘bolla’ del mitico Mississippi

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John Law de Lauriston, nobile, banchiere scozzese fugge dall’Inghilterra, ricercato per truffe di gioco, adulterio e omicidio. Imprigionato a Newgate, Londra, riuscì a evadere. Un avventuriero di inizio ‘700 (precedente al Casanova), grande matematico e giocatore di carte (1). L’omicidio fu in realtà un regolare duello con il marito della sua amante, alla quale però in seguito rimase fedele per tutta la vita. Il merito di Law è la teoria sulla moneta, ovvero la “Moneta manovrata” (2). A seguito del fallimento della Compagnia del Mississippi, fondata da lui, dopo il trasferimento in Francia, fu dimenticato da tutti. In Francia, come grande giocatore, aveva iniziato a frequentare i salotti dei nobili, conoscendo persone di rilievo, tra cui il Reggente D’Orleans. Avuta la fiducia dai nobili e dall’alta borghesia, fondò la Banque Generale che provvedeva alla vendita delle Azioni della Compagnia del Mississippi; Il Reggente D’Orleans, gli consentì di trasformarla nella Banque Royale, al patto che si facesse carico di tutto il Debito Pubblico dello Stato francese. La speranza di guadagni, diffusa ad arte, per le grandi ricchezze della Louisiana (allora colonia francese) provocò la bolla dei prezzi delle azioni: da 550 livres arrivarono a 15.000. Alla fine, si scoprì che la Louisiana era fatta solo da paludi, coccodrilli e pirati e la bolla si sgonfiò, Law dovette scappare in Italia, a Venezia, ma tutta la borghesia francese aveva perso i risparmi investiti. In compenso tutti questi risparmi servirono a ripagare il Debito Pubblico dello Stato francese.  Lo scoppio della bolla (inflattiva) dei prezzi azionari provocò l’inflazione della moneta cartacea e la sfiducia nella medesima e politicamente fu l’inizio della crisi dell’ancien regime. Un aneddoto di storia economica che dimostra come l’inflazione e le crisi non sono mai opera solo del “mercato”, ma hanno una causa politica. Infatti, Law aveva l’appoggio del Reggente Filippo d’Orleans che aveva ereditato uno Stato in pieno fallimento finanziario; la speculazione sul nulla, ovvero la Compagnia del Mississippi, dirottò indirettamente le ricchezze della classe media a coprire il rimborso del Debito Pubblico. Così si salvò – temporaneamente – la Francia in bancarotta, altrimenti la Rivoluzione Francese sarebbe avvenuta 70 anni prima.

L’aspetto politico è sempre ignorato dagli economisti tradizionali – e viceversa come fossero due categorie di pensiero separate – , in particolare i seguaci di Milton Friedman , ovvero in pratica tutti i contemporanei , che pensano che lo Stato sia “neutro” e che il “mercato” alla fine regoli tutto. Purtroppo non è vero: nei periodi di crisi le decisioni sono prese dai Governi e il “mercato“ e l’economia subiscono le decisioni; inutile dire che spesso i Governi – formati da  politici incompetenti in economia – prendono decisioni molto discutibili.

La famosa inflazione tedesca, della Repubblica di Weimar, non fu mai analizzata in rapporto al contesto politico di allora, ma solo basandosi su elementi monetari ed economici. Anche la Merkel stessa era terrorizzata dall’inflazione, come pure tutti i tedeschi, anche perché nessuno si rese conto che la causa principale fu la politica. Lo scenario a fine 1918: la Germania si trova ad aver perso la Prima guerra mondiale, senza aver mai patito una sconfitta in battaglia dai Francesi, Inglesi e Americani. L’evento militare critico – e mai riconosciuto dagli Alleati – fu la battaglia del Piave di fine ottobre 1918, quando l’esercito austro ungarico si sfaldò di fronte alla controffensiva italiana.  L’Imperatore austriaco chiese l’armistizio, la cui firma fu ritardata per molti giorni dai Generali Badoglio e Diaz, in modo da permettere l’avanzata italiana fino a Trieste e soprattutto fino al Brennero, posizione dalla quale Monaco, Salisburgo e Vienna avrebbero potuto essere invase in una settimana. Fu allora – pochi giorni dopo l’armistizio italiano del 4 Novembre – che per salvare lo Stato unitario (il Reich) germanico da una invasione e dallo smembramento, il Kaiser Guglielmo chiese la resa. A Versailles la Germania non fu smembrata (come successe all’Austria – Ungheria) ma fu sanzionata con l’imposizione di enormi oneri di risarcimenti di guerra. La sconfitta provocò il collasso della tenuta interna dello Stato tedesco, con abdicazione del Kaiser, reduci dal fronte tornati a casa senza speranze di vita civile, niente soldi, nessun lavoro e miseria. In compenso la struttura del nuovo Stato repubblicano di Weimar teneva ancora, ma a malapena.  In Germania era esplosa la fiamma della rivoluzione comunista, sull’esempio della Rivoluzione russa del 1917. Gli spartachisti di Rosa Luxemburg organizzavano disordini armati, invocavano i russi comunisti a invadere la Germania. Dall’altra parte i paramilitari degli Stahl Helm scendevano nelle strade con bombe e mitragliatrici; insomma non era un ambiente ottimale per la finanza e la ricostruzione. Le riserve auree della Reich bank erano impegnate a ripagare i debiti di guerra, quindi non toccabili, lo Stato emetteva Titoli a interessi elevatissimi e le banconote venivano stampate in continuazione. Insomma, chi aveva capitali li faceva fuggire all’estero, negli USA e tramite la Svizzera; le piccole attività e aziende erano vendute a prezzi stracciati pur di fare pochi soldi e farli sparire. In realtà era il crollo della ‘Fiducia’ nello Stato di Weimar, che scoraggiava qualsiasi risparmio e accumulo di capitale e investimento. Con il fallimento incombente e le piazze dove i svolgevano scontri fra estremisti, il Governo nominò Governatore della ReichsBank il banchiere Hejmar Schacht, che salvò di colpo, in due settimane, la situazione. La salvò fino a quando la crisi finanziaria del 1933 permise la vittoria elettorale dei Nazionalsocialisti e come sappiamo, la fine di Weimar con Hitler.  È importante capire che il valore della “moneta” si basa sulla ‘Fiducia’.

 

Fabrizio Gonni

Laurea in Ingegneria, MBA Economia Aziendale.

Componente ISPG- Istituto Studi Politici Giorgio Galli

 

Foto di copertina: a sinistra Law, a destra il Reggente Filippo, in centro l’emblema della Compagnia delle Indie francese.

 

 

  1. Nel 1705 lo scozzese John Law, che operava ad Anversa nella Borsa Merci si chiese come mai l’acqua non costava niente, mentre altre merci avevano un prezzo. L’acqua del fiume riforniva Anversa e gli altri beni invece erano di quantità limitata e provenivano da altre origini. Fu quindi il primo scopritore della legge della domanda e dell’offerta: un bene di quantità illimitata aveva prezzo zero, gli altri, più scarsi, avevano prezzi di vendita maggiori.
  2. Teoria secondo la quale la modifica dell’offerta di moneta influisce sulla crescita economica, l’impiego e il livello dei prezzi: per Law, la moneta non è neutra. Una quantità eccessiva di moneta è ugualmente dannosa di una carenza di moneta in quanto, se quest’ultima è causa di sottoimpiego delle risorse, una quantità eccessiva di moneta provoca l’inflazione. S’intravede così l’idea di una politica monetaria che assicura il pieno impiego non inflazionistico delle risorse. Law è il primo autore ad utilizzare l’espressione “domanda di moneta”, che sarà alla base della teoria quantitativa della moneta del XIX secolo.

 

 

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