NATO e Unione Europea: sono conciliabili?

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Il 19 settembre 1946, Winston Churchill celebrò a Zurigo l’Europa, patria delle grandi stirpi del mondo occidentale, centro della fede ed etica cristiane, di civiltà, arti filosofia, scienze. Auspicò che si creasse – padrini la Gran Bretagna, l’America e l’Unione Sovietica – la Famiglia Europea. Occorre partire subito, disse lo statista inglese, incominciando con l’unire la Francia spiritualmente grande e la Germania altrettanto grande. “Let Europe arise!”.

L’idea di integrazione europea (1) stava prendendo slancio, ma avrebbe dovuto superare l’integrazione interna, eminentemente economica, e passare all’integrazione esterna, essenzialmente politica. Schumann, Monnet, Spinelli, Spaak, De Gasperi sapevano bene che l’Europa non si sarebbe fatta senza l’unità politica e di difesa. Per avere integrazione politica occorreva affermare autorità centrale su relazioni estere, imposizione fiscale, sicurezza, difesa. Quest’ultima venne ricusata nel 1954 dai souverainistes, per i quali la Comunità Europea di Difesa (CED) era Communauté européenne de défiance. Non riuscivano a superare il trauma della guerra appena terminata (pas de Wehrmacht dicevano). Fecero inconsapevolmente il gioco dell’America, come lo fece il fedele Nibelungo Konrad Adenauer, favorevole al riarmo e all’unione politica dell’Europa, ma come vassalla dell’America: “Accompagnati dagli USA salveremmo tutto ciò che ci è caro, la libertà e la pace” (7 febbraio 1952).

Truman ed Eisenhower vollero il riarmo della Germania, ma sotto controllo americano. L’America volle una forza militare europea da opporre al nemico designato, l’URSS. Questa Germania doveva obbedire al comando centrale americano. L’America sprangò la porta a ogni velleità futura europea di dotarsi di una forza armata propria e indipendente facendo inserire nel testo istitutivo (modificato) della Comunità europea la clausola che qualunque futura forza armata europea avrebbe dovuto essere assoggettata alla NATO (il cui comando a sua volta risiedeva in America).

L’America prese tutti in contropiede e creò l’astuta “alleanza” militare denominata Patto Atlantico (Washington, 4 aprile 1949; patto che ha generato la NATO). Lo impose agli Stati europei, e lo rese in seguito saldamente e invincibilmente radicato nel testo del Trattato Europeo di Lisbona. Il concetto Europa è stato snaturato con la machiavellica formulazione dell’articolo 42 del Trattato (2).

La presenza dominatrice in Europa della NATO, strumento di oppressione al servizio delle potenze che continuano a considerare l’Europa territorio di occupazione militare impedisce l’idea di unione europea di dotarsi di una sua propria Comunità di difesa e così a costituirsi in federazione. L’America non vuole un’Europa unita indipendente, per l’America l’Europa deve avere connotazione di scopo e utilità da cuscinetto contro attacco russo all’Occidente (di cui non si vede indizio). Va bene che l’Europa si unisca in modo sciolto, ma deve rimanere sotto il tallone dell’America. Anche se avesse costituito sembianza di unità di difesa questa doveva rimanere fermamente in mano ai Saceur americani. Gli europeisti si affannavano e si rissavano per creare una impossibile Comunità europea di difesa. La NATO continuò, e continua, a frustrare qualsiasi ambizione indipendentista dell’Europa.

Quando, il primo luglio 1991, si esaurì il compito del contrapposto sovietico della NATO, il Patto di Varsavia, anche la NATO avrebbe dovuta essere sciolta. Giuseppe Romeo ricorda che Sergio Romano disse, da realista e pragmatico diplomatico, nel 2016, che Putin aveva ragione, “la NATO non ha più senso”, non c’erano più interessi europei comuni con quell’apparato militare statunitense. La NATO non venne sciolta. I piani dell’America di dominio sull’Europa rimasero fissi e inattaccabili.

La crisi ucraina mai si sarebbe verificata se non ci fosse stata la scorretta presenza della NATO in Europa. Dopo il crollo dell’URSS, il numero degli Stati europei membri della NATO è raddoppiato con circa la metà dei Membri ex-satelliti dell’URSS (2).

L’ordine di scuderia è di impedire che l’Europa si unisca in federazione. Deve rimanere, secondo la frase di Martin Schulz, un gigante incatenato, rimanere l’Ammucchiata Europea, rimanere terra di occupazione straniera. Chi viaggia in auto in Germania incontra ancora oggi la segnaletica stradale americana che serve, oltre ad assistere il personale militare americano, a ricordare ai tedeschi chi è il padrone in casa loro, quasi ottanta anni dalla fine della guerra. Fino a quando la NATO continua a esercitare il comando militare in Europa, ogni discorso di unificazione federativa europea rimane vuoto esercizio dialettico senza possibilità di realizzazione. Europa e NATO sono irriconciliabili. Non c’è posto per entrambe (4).

 Nicola Walter Palmieri

Immagine in copertina: un momento  del famoso discorso di Churchill a Zurigo -1946- in una piazza stracolma. Qui mette la sua bombetta sul bastone e l’alza… come a dire che tutto gli era concesso.

Note:

  1. Verso la fine degli anni ‘40, Jean Monnet disse che la prosperità e lo sviluppo sociale sarebbero impossibili se gli Stati d’Europa non formavano una federazione che rispettava le profonde realtà nazionali ma con trasferimento allo Stato federale di quelle competenze che le singole nazioni non potevano trattare da sole, economia, difesa, politica.
  2. Qualora uno Stato membro subisca un’aggressione armata nel suo territorio, gli altri Stati membri sono tenuti a prestargli aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso, in conformità dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. Ciò non pregiudica il carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa di taluni Stati membri. Gli impegni e la cooperazione in questo settore rimangono conformi agli impegni assunti nell’ambito dell’Organizzazione del trattato del Nord-Atlantico che resta, per gli Stati che ne sono membri, il fondamento della loro difesa collettiva e l’istanza di attuazione della stessa. fondamentale costitutivo della comunità.
  3. Nonostante la promessa fatta al cospetto del mondo di non fare avanzare la NATO a ridosso del territorio sotto influenza russa, la promessa venne vergognosamente rinnegata. Joshua Shifrinson osservò: “I russi hanno insistentemente asserito che una promessa informale di non-espansione era stata offerta dall’America nel 1990. Ma negli ultimi 25 anni, i politici e legislatori americani hanno sostenuto che “no, non lo abbiamo promesso, nulla è stato scritto e nulla è stato firmato, e comunque non ci fu promessa. Ma ciò che ho trovato negli archivi rispecchia essenzialmente la narrativa russa”. Il Segretario Generale della NATO, invasato dall’impulso di allargare a dismisura il numero dei suoi accoliti, non soppesa le condizioni statutarie di ammissione: il vivere in pace con tutti i popoli e la salvaguardia di libertà e preminenza del diritto.
  4. Gli europei devono decidere fra UE e NATO. Se non lo faranno finiranno con il dovere ripetere con Stefan Zweig “la nostra sacra patria Europa, culla e Partenone della nostra civiltà occidentale, diventerà vittima della sua stessa pazzia”. E sarà anche sprecato il momento magico che Benedetto Croce descrisse come “l’essere capaci di indirizzare i nostri pensieri all’Europa, fare battere per lei i nostri cuori ‘come prima per le patrie più piccole, non dimenticate già ma meglio amate”.
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