I Vaccini, l’Elisir d’Amore e la Politica

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Politica e vaccini, tra fanatismo e scienza.

Il confronto politico pare cedere sempre più il passo al settarismo fanatico, in cui le fazioni si fronteggiano per sopraffare e schiacciare l’oppositore, non per le prospettive connesse al bene comune, per capire i motivi del diverso orientamento. In un pensiero non condiviso vi possono essere elementi di verità, punti di convergenza per un superiore interesse. Invece, la parola d’ordine appare essere: non fate prigionieri, annientate l’avversario, definito come ignorante o altri epiteti. L’oggetto del contendere è nel cosiddetto ‘vaccino’ contro la pandemia Covid19. L’opinione pubblica è divisa in due categorie, pro e contro. I due schieramenti si basano su pareri di esperti, di tecnici e scienziati, come è giusto che sia. Però, la politica si è impossessata dello scontro, secondo logiche di schieramento, per cui i pareri degli esperti vengono ‘curvati’ a interessi di parte e logiche di propaganda. All’inizio i partiti e gli esponenti di governo tentarono di minimizzare, rovesciando sull’opposizione l’accusa di fomentare paura e xenofobia. “Non è molto di più di una comune influenza” (Conte). “Abbracciate un cinese!” ( Beppe Sala, in funzione anti-leghista a Milano). Di fronte al dilagare del virus i media e la politica, adottarono tutt’altro tipo di narrazione. Le fonti d’informazione e comunicati del governo trovarono una nuova rapidissima sintonia e convergenza d’intenti nel diffondere la paura nell’opinione pubblica, che disorientata, si è adeguata. Al governo Conte e ai suoi urgenti rimedi, i cittadini risposero con la musica sui balconi e all’esposizione delle bandiere tricolore. “Andrà tutto bene!” (salvo per i morti frettolosamente cremati). Nel frattempo laddove si puote ciò che si vuole, si preparava un’altra giravolta. E sì, perché tra un bollettino e l’altro con la conta dei decessi quotidiani, in TV e sulla stampa, si affrontava la spinosa questione dell’approntamento urgente di un farmaco contro la pandemia. Gli uomini di scienza segnalavano che la messa a punto di uno specifico vaccino per il virus sars-cov-2 avrebbe richiesto più anni, tempo ritenuto necessario per tutte le sperimentazioni e gli studi sugli effetti collaterali a breve e a lungo termine. Si citavano i decenni di studi, non ancora giunti a conclusione, per produrre un vaccino contro l’AIDS.

C’era chi si stava già cimentando con la mesta prosa del proprio testamento. Invece, in meno di un anno ecco comparire sei o sette vaccini pronti per l’uso. Un colpo a sorpresa per cui ci sarebbe voluto il dottor Dulcamara, il ciarlatano de L’elisir d’amore che si proponeva come:

Consolator degli umili, riparator dei mali, in pochi giorni io spolvero, io spazzo gli spedali…e la salute a VENDERE per tutto il mondo io vo”.

Oggi, vediamo che nelle piazze di mezza Europa i cittadini protestano, unitamente ai movimenti no-vax, con la partecipazione indesiderata di provocatori. Nemmeno i no-vax sono una novità: si ricorda che già negli anni novanta in alcune scuole i medici scolastici avevano fronteggiato le rimostranze di ‘mamme no-vax’  contrarie a vaccinazioni forzate dei propri figli. Era una protesta, proveniente dalla sinistra, contro le multinazionali farmaceutiche, accusate di accumulare capitali miliardari vendendo prodotti ritenuti dalle mamma no-vax più nocivi che utili. La logica del profitto avrebbe imposto farmaci fasulli, con malati indotti, a cui poi vendere i rimedi del caso. La polemica politica era partita dal famigerato caso del talidomide e le centinaia di bambini nati focomelici da madri cui quel farmaco era stato prescritto. Negli ultimi quarant’anni sono stati ritirati dal commercio tanti farmaci per gli effetti collaterali, forse non previsti. In Italia, nel 1978, il Ministro della Sanità promosse una verifica sui farmaci che portò al ritiro dal mercato di vari medicinali non utili o dannosi. Subì pressioni e minacce. Venne trovata, pare, anche una cassa di esplosivo nel suo giardino.

Normale che ci siano polemiche sui farmaci, per cui è opportuno parlarne perché la pandemia pare destinata a durare. I movimenti no-vax, nelle varie componenti più ragionevoli e civili, attingono ad informazioni e a pareri di medici, docenti universitari e uomini di scienza. Bollare i no-vax collettivamente come ‘ignoranti’ non rende giustizia a coloro che si rifanno comunque a scuole di pensiero differenti da quelle sposate dalla politica e dai principali sindacati. Draghi è più cauto, cerca di tenere conto delle varie correnti d’opinione che in democrazia meritano di essere ammesse al dialogo, e non altezzosamente zittite. Altra cosa è il fanatismo violento, da condannare, espresso da frange della protesta di piazza contro la politica sanitaria. Ma chi sa discernere nella massa di informazioni diffuse da internet percepisce che “buoni” e “cattivi” non sono mai tutti da una parte sola. La cattiva gestione del problema Covid19 ha innescato il conflitto tra i cittadini e il “dalli all’untore” di manzoniana memoria. I gestori della sanità pubblica hanno probabilmente aggravato la contrapposizione, accreditando una propaganda tendente a identificare la politica governativa con la ‘scienza’ e la posizione dei no-vax come ‘non-scienza’. Si ricorda che i farmaci iniettabili utilizzati per prevenire la pandemia non trovano corrispondenza nella definizione scientifica di vaccino. Chiamarli ‘vaccini’ è quantomeno una forzatura, poiché il processo di opposizione all’infezione posta in atto da molti (non tutti) dei vari farmaci delle Big Pharma agisce in modo diverso dai vaccini tradizionali, ed infatti non procura l’immunità al vaccinato, lo pone solo al riparo da peggiori conseguenze per un tempo limitato. Le reazioni avverse a questi cosiddetti ‘vaccini’ sono ancora da valutare. Si spera che il rischio sia inferiore al beneficio ottenibile con l’inoculazione (questo è il motivo per cui ho accettato di vaccinarmi, confidando nella prevalenza dei vantaggi sui rischi). E’ un atto di fiducia nella tecnica. Non è quindi una aprioristica certezza nell’assoluta bontà del ‘vaccino-non vaccino’, bensì la consapevolezza che i ritrovati farmaceutici messi a punto in tempi strettissimi in risposta ad una grave situazione emergenziale sono suscettibili di future opportune migliorie, per la sicurezza della salute umana.

Frutto di scienza furono i viaggi spaziali, anche Hiroshima e Nagasaki. I paladini della scienza in contrapposizione alla presunta ignoranza dei dubbiosi, appaiono assumere la scienza come una sorta di religione, infallibile nei suoi dogmi immutabili.

Non è così. La scienza è in continua evoluzione, supera e pone in discussione le certezze acquisite in favore di nuovi livelli di conoscenza. E, come in tutti i processi della conoscenza umana, verifica i livelli raggiunti e pone rimedio ai propri errori.

Sempre che non sia troppo tardi.

Vittorio Zedda

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Un commento su “I Vaccini, l’Elisir d’Amore e la Politica”

  1. Come sempre molto chiaro e completo. È proprio così. La scienza è per sua natura sperimentale e tutti i progressi sono nati da dubbi che portavano a nuove ricerche. Adesso i dubbi non sono ammessi la scienza chiede atti di fede.

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