Trump accerchiato, Biden azzoppato

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Post elezioni presidenziali USA 2020: la partita non è finita, la gara continua…

Tra i due candidati Biden e Trump è in corso una seconda battaglia senza esclusione di colpi, dopo le elezioni del 3 novembre. Niente di strano, è sempre più frequente il contenzioso elettorale sulle procedure e il conteggio dei voti come ora negli USA, che in più sono anche recidivi dalle elezioni del 2000, con lo scontro all’ultimo voto in Florida tra Gore e Bush figlio, che aveva esibito la fragilità del sistema elettorale americano. I grandi media hanno già decretato chi è il vincitore, al di là dei fatti, e ogni sera esibiscono Biden come presidente. Sabato scorso dopo tre settimane Trump ha rilasciato una lunga intervista a NewsNOW di FOX, subito criticata dalla grande stampa.  

Il punto principale, non è quello riportato da Federico Rampini su  La Repubblica odierna, che parla di “bugie di Trump”, dimostrando così di non aver capito nulla delle elezioni, bensì è la sua ammissione pubblica di una falla nella sua strategia difensiva. Da questa estate si sapeva del massiccio ricorso al voto postale

da parte dei Democratici. Il Presidente USA ne ha parlato spesso, per cui era lecito pensare che avesse predisposto le opportune contromisure in termini di sicurezza e correttezza nel voto postale. In Italia il voto postale utilizzato per la circoscrizione estero alle politiche è oramai diventato sinonimo di “voto manipolato”, poco trasparente, come è stato dimostrato in parecchie occasioni. Ora si scopre, da un Trump molto preoccupato, che Rampini non ha ascoltato o non ha capito, che si è reso conto che i suoi avvocati hanno sbagliato tattica. Bene, forse è un po’ tardi. Ad un certo punto dell’intervista dice che non è il riconteggio dei voti che gli interessa, bensì la qualità di questi voti, che siano voti veri, non manipolati. Molto bene, finalmente ha capito: il riconteggio non distingue le pecore nere da quelle bianche, non fa differenze tra voti onesti e voti truffaldini inseriti nelle urne. Corollario: non basta pagare i migliori avvocati per essere sicuri del risultato giudiziario. 

Ieri Joe Biden è caduto, si è procurato delle microfratture al piede destro. Il candidato quasi eletto presidente degli Stati Uniti  ha compiuto 78 anni il 20

 novembre, zoppicherà per diverse settimane. Già subito dopo il voto del 3 novembre il Financial Times l’aveva definito “anatra zoppa”, per via della possibile mancanza di una sua 

maggioranza al Senato, una situazione di forte limitazione del potere presidenziale. Ora certamente lo è, da un punto di vista fisico, oltre che politico. Trump gli ha fatto gli au

guri facendolo vedere in un video (nella foto mentre esce dalla clinica zoppicante e dimesso).

I due protagonisti appaiono come due “lame duck”. Biden è azzoppato e Trump è dimezzato. Nel periodo che intercorre tra il voto del 3 novembre e l’insediamento del successore il 20 gennaio il presidente uscente non è più nella pienezza dei suoi poteri. L’avvio formale del processo di transizione dei poteri è dopo la proclamazione dei risultati da parte del collegio elettorale formato dai 538 grandi elettori, che avverrà il 14 dicembre. Però entro l’8 dicembre dovrebbero essere risolte tutte le dispute sui riconteggi dei voti e i conseguenti contenziosi elettorali (il 3 gennaio a mezzogiorno debutterà il nuovo Congresso).

Il duello senza esclusione di colpi è condizionato dal procedimento elettorale, che per ora non è ancora concluso, ci sono le contestazioni di Trump sul voto in diversi Stati. Sembra incredibile ma negli USA non esiste un sistema di raccolta dei dati elettorali che sia autonomo e imparziale. Negli USA ogni Stato fa da se, per cui le informazioni sono molto incerte, la raccolta dei dati è gestita con sistemi affidati a volte a ditte private, che elaborano dati importantissimi per la democrazia americana con modalità poco trasparenti. E’ il caso sollevato da Trump tramite il suo avvocato Rudy Giuliani (nella foto) per la società Dominion Voting, con sede all’estero, che sta gestendo i dati di una trentina di Stati. Giuliani ritiene cheDominion, non conteggi veramente i voti. Dominion ha un contratto con una compagnia chiamata Smartmatic, che ha sede a Francoforte, in Germania e a Barcellona, Spagna. E quando i voti vengono conteggiati vengono dunque inviati, la maggior parte di essi è in particolare io credo a Francoforte ma probabilmente alcuni anche a Barcellona. Questi software sono particolarmente vulnerabili agli hackeraggi ed estremamente vulnerabili da m

  1. anipolare…”.

Una questione decisamente imbarazzante per la più importante nazione a democrazia rappresentativa, scoprire che il punto cruciale del sistema democratico è gestito quasi da paese del terzo mondo. L’altro ieri Trump nell’intervista a NewsNOW di FOX a insistito su questi punti chiave:

  1. si osservano notevoli discrepanze nei numeri, basta vedere i dati del Michigan, Pennsylvania e Georgia,

  2. in Georgia stanno riconteggiando i voti, lo ritiene un lavoro senza senso; occorre esaminare le buste firmate del voto postale, si scoprirà che le firme non corrispondono con le persone; non vogliono mostrare le firme e le ragioni per non mostrare le firme sono che troverebbero migliaia e migliaia di discrepanze e frodi. Si potrebbe risolvere se mostrassero le firme; si scoprirebbe che le persone che hanno firmato non sono quelle che avrebbero dovuto firmare, non si trovano le buste che asseriscono essere state buttate via;

  3. i voti sono stati conteggiati da D

    ominion in un paese straniero, parzialmente basato in Canada; il Canada ha rifiutato di utilizzare Dominion, ed ha preferito utilizzare il conteggio cartaceo che è più accurato; basta “giocare” con il chip ed i voti passano da una parte all’altra.

Nell’intervista Trump è un fiume in piena ”In Pennsylvania, a persone presentatesi per votare è stato detto che non potevano votare, qualcun altro aveva già votato. Questo è successo in decine di migliaia di casi; questo è successo con 678.000 voti fasulli in Pennsylvania. Se si osserva il Michigan e si esamina cosa è successo nella contea del Wayne a Detroit, i controllori si sono rifiutati di firmare documenti fraudolenti. Se si osserva il Wisconsin, si trovano discrepanze incredibili. Non si ha idea di ciò che succerà, si sa solo che Joe Biden non ha ottenuto 80 milioni di voti; Trump ne ha ricevuti 74 milioni, ma molti “balance” sono stati gettati via. Sono 11 milioni più della mia prima elezione, sono milioni di voti più rispetto a Ronald Reagan, che vinse in 49 Stati, milioni in più dei voti che ha ricevuto Hillary Clinton; Joe Biden ha battuto Barack Obama, che ha vinto con i voti dei neri; se si osservano i dati, sono falsi e corrotti, è stata un’elezione irregolare, il popolo lo sa, questo spiega perché la gente in tutti gli USA sta marciando. Il popolo è molto arrabbiato perché sono stati derubati, per centinaia di migliaia di voti; per questo si trovano insegne inneggianti a Trump. Se si esamina Detroit, ci sono più voti delle persone, morti votanti ovunque. La frode è massiccia, non so dire se l’apparato si muoverà velocemente o meno, ma i fatti sono dalla mia parte; la frode è stata imponente, non sarebbe mai dovuta avvenire, siamo come un paese del terzo mondo, abbiamo delle macchine per il voto e nessuno sa come funzionano”.

Sul futuro

Trump si aspetta che succederanno parecchie cose tra oggi ed il 20 gennaio; dice che si sono comportati come un paese del terzo mondo, utilizzando computer che possono essere manipolati; anche nel caso di piccoli errori i voti sono andati da Trump a Biden e mai viceversa; vi sono stati parecchi intoppi, e l’intoppo è connesso al fatto che sono stati sorp

resi a mentire, a rubare, un tentativo fraudolento di ottenere voti; lo hanno anche ammesso, ma ci potrebbero essere venti o trenta volte dove non sono stati individuati. Ribadisce che questa elezione è una frode, anche ai più alti livelli, che se i media fossero onesti, e molti di loro non lo sono, questa frode non sarebbe mai successa.

Naturalmente sia Dominion Voting che l’agenzia governativa CISA non la pensano così, per cui si rimanda ai loro siti web per una opportuna completezza d’informazione.

Come si vede è una partita giocata sul filo del rasoio, molto controversa, soggetta all’implacabile scorrere del tempo, il rigido cronoprogramma delle presidenziali ha come punto di arrivo di questa competizione post-elettorale il giuramento del 20 gennaio, con l’inizio della nuova presidenza. Il primo step è fissato per il 14 dicembre, i colpi di scena non mancheranno.

 

Traduzione dell’intervista a Trump

di Ottorino Maggiore van Beest

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