I 28 PUNTI DI TRUMP E PUTIN PER L’UCRAINA: PIATTO RICCO!

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Ci sono modi per conquistare il dominio certamente più semplici rispetto ad una guerra, di fanteria, con missili e droni. Nel mondo attuale, che senso avrebbe invadere o conquistare un Paese, quando si può semplicemente vendergli carburanti ed energia? Fino al 2021 il trade surplus della Russia verso gli Stati Uniti e il resto del modo era concentrato esclusivamente sulle commodities (materie prime), energetiche e altre. Solo negli USA, il petrolio, minerali e prodotti metallurgici rappresentavano oltre il 25/30% degli export russi. Le stesse commodities erano esportate in Europa e nel resto del mondo, con altre esportazioni russe di alto valore aggiunto tecnologico, principalmente prodotti per la guerra, aerei, missili, armi individuali, etc…verso vari paesi asiatici, medio orientali, come Turchia, India, Pakistan e altri dell’area. Molti commentatori riportano che in Alaska, Putin non abbia parlato a Trump dell’Ucraina, ma abbia suggerito che le due nazioni dovessero collaborare nel commercio e industria. “Abbiamo molte strutture per un lavoro comune“ e “E’ chiaro che la cooperazione fra Russia e USA ha un tremendo potenziale. Possiamo offrirci a vicenda moltissimo negli scambi commerciali, nelle tecnologie digitali e di alta gamma e nella esplorazione dello spazio“. Anche nell’Artico, vista come area di collaborazione, dicendo che era il momento di voltare pagina e costruire una relazione basata sulla cooperazione. Infatti, la delegazione russa, con a capo Kiril Dmitriev, iniziò lentamente a accennare a patti commerciali come joint ventures nel petrolio, terre rare, etc. Putin ha compreso che il modo migliore per creare la pace è il libero mercato internazionale, visto che la Russia ha grandi riserve di terre rare, metalli critici e risorse interessanti per lo high tech, difesa e energia verde. Oggi tutti i commentatori militari e strategici come la Chatam House e la Arms Control Association dichiarano espressamente che l’uso di armi nucleari da parte Russa sarebbe contro produttivo, per via dello scontro nucleare diretto con gli USA e la NATO. Quindi le armi nucleari non sono più un deterrente, a meno di minacce gravi per la sopravvivenza della Russia. L’offerta alle imprese USA di forniture garantite a lungo termine e di joint ventures sarebbe una proposta attrattiva e metterebbe in scacco qualsiasi iniziativa aggressiva di conflitto armato sia da parte della NATO, della Russia che dai Paesi della Unione Europea. L’esportazione di combustibili fossili, modulata con prezzi bassi di interscambio, costruzione di nuove condutture e accordi di suddivisione degli utili con gli USA sarebbe il primo punto di questi accordi. Ovviamente la UE, che ha legiferato autonomamente di eliminare totalmente le forniture di energia russa dal prossimo 2027, sarebbe tagliata fuori dagli accordi Russia – USA. Una specie di suicidio energetico. Inoltre, la Russia è un grande produttore agricolo e potrebbe offrire maggiori esportazioni di grano, fertilizzanti e altri beni agricoli mediante contratti garantiti con termini commerciali favorevoli agli USA. La Russia può offrire accordi di joint research, licenze e trasferimenti di tecnologia in settori critici come l’aerospazio, satelliti, energia nucleare e anche sistemi di difesa, con alcune salvaguardie. La Russia patisce oggi sanzioni in questi settori, quindi vi saranno difficoltà, ma lo sviluppo autoctono russo, di tecnologie meccaniche e elettroniche sarebbe importante per le aziende. Il 22 settembre scorso, Putin ha avanzato una offerta esplicita a Trump e agli USA di riprendere i controlli sulle armi nucleari, affermando che avrebbe rispettato le norme del Trattato New Start per un altro anno dopo la naturale scadenza del 5 Febbraio 2026. Può essere considerata come una affermazione che la Russia non è interessata a una guerra contro la NATO, la UE e gli USA. Si parla anche di garanzie sui Debiti esteri sia della Russia come delle imprese russe, usando come collaterali i redditi delle esportazioni; questo potrebbe aiutare a ristabilire l’accesso al mercato internazionale dei capitali. In un pacchetto di cooperazione economica, la Russia garantirebbe la maggiore protezione degli investimenti esteri, cancellazione delle leggi sull’espropriazione e in cambio la liberazione dei beni pubblici e privati russi detenuti in altri Paesi. Altro accordo con gli USA potrebbe essere l’apertura di zone speciali, dove le aziende americane usufruirebbero di basse tariffe, incentivi fiscali, minori regole, insomma quelle definite Free Trade Zone per gli investimenti dagli USA. Sarebbe richiesta anche la riapertura degli scambi finanziari per stabilire una economia globale interconnessa. In questo caso gli accordi specifici con i Paesi BRICS sarebbero allentati. Inoltre, la Russia è uno dei maggiori esportatori di uranio e ha un know how impressionante nella realizzazione di centrali nucleari; vi sono già campioni di mini-centrali adatte per la produzione elettrica in zone periferiche, riducendo il costo degli elettrodotti e delle perdite di energia per il trasporto. L’accordo geopolitico, di cui si accenna nel Piano dei 28 punti di Trump, in discussione ora a Ginevra, con gli Usa e la UE sarebbe in fondo un modo di rievocare una specie di nuovo accordo di Minsk, che prevede la separazione delle terre del Donbass o per unirle alla Russia o per lasciarle e una gestione autonoma. È evidente che la realizzazione di nuovi rapporti commerciali russo-americani con presenza di aziende USA in Russia sarebbe la migliore garanzia per una pace duratura e anche che le ipotesi di possibili invasioni dell’Europa, di cui vi sono voci “vaganti” su certa stampa, sarebbero notizie prive di senso. Uno scenario possibile per la Russia potrebbe essere l’offerta di:
-fine della guerra, stipulando un accordo territoriale simile a quello del Trattato di Minsk
-abolizione delle sanzioni su energia, export di terre rare e transazioni finanziarie
-accettazione di supervisione indipendente su export, prezzi di beni russi
-contratti solidi con aziende USA per sviluppi high tech
-speciali zone economiche per le imprese americane (Free Trade Zones)
-riforme interne alla Russia: anticorruzione, trasparenza, protezioni legali, garanzie giudiziarie.
Tali punti svilupperebbero flussi di capitali e aumenti delle entrate dall’export. Gli USA potrebbero chiedere:
-piena trasparenza, controllo e verifiche sui rapporti internazionali e bilaterali
-supervisione sul trasferimento di tecnologie e vincoli di sicurezza
-accordo di supporto parziale per l’Ucraina
-protezione dei diritti umani, riconoscimento delle leggi internazionali.
L’Europa di fatto sarebbe esclusa da questa bozza di accordo fra USA e Russia sull’Ucraina. Purtroppo, la UE ha legiferato di non acquistare più, a partire dal 2027, carburanti russi. Probabilmente, dopo il 2027, arriveranno tramite una triangolazione commerciale, magari attraverso joint ventures di Gazprom con le aziende dell’energia americane (Apache, Conoco, etc).

Ing. Fabrizio Gonni

componente dell’Istituto Studi Politici Giorgio Galli

Nota:

l’articolo è una sintesi di un piano politico economico di oltre 200 pagine stilato da una Società americana (Russia Peace Deal by Armstrong Aconomics, 11/2025), è stato diffuso in maniera riservata e risulta da molti segnali che sia oggetto di valutazione in vari ambienti di Washington e Mosca.

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