Il vero nemico dell’America e anche di tutti i Paesi Europei non sono la Russia, la Cina, l’Iran o chiunque altro verrà dopo, ma sono le politiche aggressive e le guerre infinite senza alcuna strategia e soluzione diplomatica, con l’ingente accumulo di debiti per armamenti. Tenendo conto che nessuna Amministrazione USA, come pure l’attuale UE, ha intenzione di ripagare alcun debito. Sono questi Governi la vera minaccia per il popolo americano e i popoli europei e pochi si accorgono di questo pericolo. Rivedendo i dati complessivi sul costo delle guerre per gli Stati Uniti, si considera che oltre il 50% del debito nazionale degli USA è stato utilizzato per finanziare le guerre – dal 1945, alla Corea, al Vietnam, Iraq, all’Afghanistan – con continui pagamenti[1] di interessi passivi che mantengono il debito in circolo. Oggi le ultime proiezioni, relative ai soli 55.000 soldati americani impegnati in Iran, con le future spese mediche e le indennità di invalidità per questi veterani nei prossimi 30 anni, prevedono che rappresenteranno una delle principali voci di spesa totale potenziale dei 1.000 miliardi di dollari annui. La cifra ufficiale non tiene ancora pienamente conto della sostituzione delle armi già usate e quindi l’acquisto di nuove armi per rimpiazzare quelle usate. Oltre alla spesa pubblica diretta, la guerra ha imposto costi più ampi all’economia statunitense. Persino i costi dei taxi sono già aumentati in media di circa il 25%. Nessuno sembra capire che queste guerre interminabili aumentano il debito pubblico americano nazionale, e poi il Governo e il Congresso devono aumentare le tasse e i dazi commerciali (che si ritorcono sui consumatori americani) per pagare il debito crescente. Da aprile 2026 ad oggi si calcola che il maggior costo per carburanti e inflazione sia stato di 750 $ per nucleo famigliare. Il conflitto ha sconvolto le forniture globali di petrolio, spingendo il prezzo medio della benzina negli Stati Uniti a 4,23 dollari al gallone alla fine di aprile 2026, con un aumento del 40% rispetto al periodo prebellico (Ndr.: c’è da considerare che gli USA sono autosufficienti da un punto di vista energetico, dispongono di gas e petrolio, per cui non hanno alcun bisogno di importare dai Paesi del golfo persico). Inoltre, il diesel e il carburante per aerei stanno influenzando i costi dei viaggi e dei trasporti dell’agricoltura e della pesca. Questa guerra aumenterà significativamente il debito[2] nazionale degli Stati Uniti, con costi che non si limiteranno a essere scaricati sulle future generazioni di americani, ma si tradurranno in tasse più alte, soprattutto quando i Democratici avranno il controllo dell’Amministrazione USA. Oggi tutti parlano della possibile “bolla” delle aziende di Intelligenza Artificiale e di un ipotetico crollo delle Borse. Nessuno invece considera i Debiti Sovrani dei Paesi, i cui Titoli sono detenuti da Fondi internazionali, Fondi Sovrani, Banche asiatiche e arabe, etc. I Paesi EU che avessero buona parte dei loro Titoli di Debito (Bund tedeschi, Bonos Spagnoli, OATS francesi e CCT italiani) acquistati da investitori non europei, che siano ad esempio Fondi americani, Arabi, di Singapore detenuti in portafogli internazionali, non si rendono conto che la finanza internazionale vuole tranquillità e che nessun investitore vuole possedere Titoli di Debito di Paesi in guerra. Pertanto, nel caso ipotetico che avvenga un possibile scontro a fuoco tra un Sukhoi 35 russo e un Eurofighter tedesco o italiano nei cieli baltici, il giorno dopo, tutti i finanzieri internazionali, venderebbero i loro Titoli in Euro sul mercato anche a costo di realizzare delle perdite. È naturale che nessuno voglia i Titoli di Debito di Paesi in guerra, perché diventano a rischio di default e di perdita di valore per l’inflazione. Queste vendite massicce comporterebbero un crollo del valore della moneta Euro e il fallimento di grandi Banche europee che avessero portafogli pieni di Titoli europei, il cui valore reale potrebbe perdere il 20% in pochi giorni, per via dei venti di guerra, con perdite superiori al Capitale Sociale delle Banche. Tutte situazioni già viste negli anni passati che dovrebbero far riflettere, specie ora che l’Ucraina non demorde sorretta dai Paesi Volenterosi pronti a tutto meno che a fare la pace, ma solo altro debito, come dimostrano in questi giorni.
Fabrizio Gonni
ingegnere, MBA Bocconi, componente dell’Istituto Studi Politici Giorgio Galli
[1] La Seconda Guerra Mondiale (1942-1945) comportò un costo medio annuo dell’84% a debito) rispetto al PIL. L’era della Guerra Fredda (fino alla fine degli anni ’80) ha comportato un costo – debito – annuo del 28-30% sul PIL americano.
[2] Per determinare quanto tempo ci vorrà perché il debito nazionale degli Stati Uniti raddoppi a causa dei soli interessi (ovvero, senza nuovi prestiti e senza rimborso del capitale), possiamo fare una stima: si può utilizzare la regola del 72. La regola del 72 è una formula semplificata che stima il numero di anni necessari per raddoppiare un investimento (o debito) a un tasso di rendimento annuo fisso (o tasso di interesse) del 5,1% sia di 14 anni. E questo è solo l’interesse!