“Caro affitti, i docenti rinunciano al posto fisso al nord” sono i titoli del Fatto Quotidiano e del Manifesto di inizio settembre. “Immissioni in ruolo, docenti del Sud rinunciano alla cattedra al Nord: meglio la supplenza vicino casa. I motivi? Caro affitti e stipendi bassi” titola TecnicadellaScuola.it citando anche il Corriere della Sera:” la stabilizzazione diventa, paradossalmente, meno conveniente della supplenza vicino casa. Circa 300 docenti hanno rinunciato all’immissione in ruolo in Toscana, altri 383 in Friuli. In Liguria sono stati coperti appena 562 dei 1.407 posti disponibili, mentre in Lombardia restano migliaia di cattedre scoperte”. È evidente che le norme del sistema di reclutamento predisposto dal Ministero dell’Istruzione non sono delle migliori.
Riassunto: molti candidati residenti nelle regioni del sud Italia hanno partecipato a concorsi a cattedre in Lombardia, vinti dopo aver superato due prove in presenza ed esibito titoli consistenti; ora scoprono che è più facile ed economico fare il precario vicino a casa. Così, le cattedre in Lombardia rimangono scoperte, pur essendoci tanti docenti precari disponibili, che hanno anche loro superato i concorsi con l’idoneità e sono residenti in Lombardia. Sono i precari storici lombardi della Scuola che rimangono a casa, nella migliore delle ipotesi potranno ottenere una supplenza da qualche parte fino a giugno 2027, trascinando per un altro anno la loro condizione incerta, in un sistema scolastico sempre in emergenza. Eppure, questi docenti che abitano a Milano, Bergamo e dintorni, hanno passato il concorso, superando le prove, allora cosa li tiene ancora fuori dalla porta?
Una premessa sulle norme di legge e il mistero sarà chiarito. Il MiM è stato autorizzato dal Governo Meloni ad assumere 46.642 persone da inserire all’inizio di questo anno scolastico, di cui 12.129 solo in Lombardia. Sulla carta è una grande opportunità, che rischia di andare in fumo, come sostengono le stesse organizzazioni sindacali – UIL, ANIEF, CGIL – che però parlano di salari troppo bassi che non riescono a coprire il costo della vita in città. Verissimo, ma questo, i vincitori provenienti dal Sud, lo sapevano anche prima, non è una sorpresa, per cui tale situazione farà sfumare l’obiettivo di effettuare le assunzioni entro questo inizio di anno scolastico e di ridurre “la supplentite” che, allo stato attuale dei fatti, addirittura potrebbe peggiorare, a fronte di un piano assunzioni mai visto prima, con le elezioni alle porte.
Il difetto sta nel manico ossia nella normativa rigida dei concorsi PNRR emanata dal Governo Draghi che non permette di far scorrere la graduatoria dei vincitori per cui, in presenza di rinunce, come sta capitando ora in modo esponenziale, la graduatoria, si blocca e i posti non possono essere assegnati a chi avrebbe tutti i titoli per occuparli. Un blocco giuridico assurdo che inoltre impedisce agli idonei di consultare la graduatoria, con il pericolo concreto della scadenza delle graduatorie del 2023, visto che si è al limite dei tre anni dall’inizio dei concorsi. Molti docenti, precari già idonei, si ritroverebbero a sostenere altri concorsi ancora, in un ciclo perverso senza fine.
Cosa si può fare?
Molto, se c’è la volontà politica di rimediare: i posti sono già stati validati dal MEF, con la copertura finanziaria, i candidati idonei ci sono, occorre solo un provvedimento[1] tampone, che poi è un semplice emendamento da inserire in uno dei tanti Decreti Legge in fase di conversione che sblocchi la graduatoria consentendo agli Uffici regionali di procedere alle immissioni in ruolo con i candidati idonei. Una pratica che è sempre stata fatta nei concorsi pubblici precedenti ed inspiegabilmente bloccata nei concorsi PNRR.
Quindi, le molte rinunce di chi ha deciso di optare per una supplenza vicino a casa, possono essere tranquillamente risolte permettendo il subentro di altri idonei che hanno svolto il concorso in quella specifica regione e che attendono di entrare con dignità nella scuola, accedendo al tanto sospirato ruolo. Le organizzazioni sindacali questi problemi li conoscono, una possibile soluzione normativa c’è, come si è visto, occorre solo un’azione concreta per far scorrere le graduatorie e assumere chi ha l’idoneità concorsuale e anni di esperienza. Unico modo se si vuole veramente ridurre il precariato storico e far funzionare la Scuola.
Rossana Mondoni
Docente di storia e filosofia in quiescenza. Consigliere ISPG
[1] Bisogna procedere a ritroso per riuscire a risolvere il problema, così come è stato già fatto dal Governo Meloni, per ampliare la graduatoria del 30%, nel 2025. Occorre apportare una piccola modifica al decreto-legge 24 maggio 2021 n.73 (convertito con modificazioni, legge 106/2021), togliendo il blocco posto all’art.59, comma 10, lettera “d”, consentendo di visualizzare e integrare la graduatoria, ripulita dalle rinunce, eliminando il limite dei posti messi a bando (ampliati del 30%), per sbloccare la situazione e permettere agli uffici di fare gli scorrimenti che servono a coprire i posti autorizzati dal MEF.