Si continua a parlare, leggere[1] e sentire nei Tg[2] della vicenda della famiglia anglo-australiana di Palmoli in Abruzzo “espropriata” dei figli, pur senza aver commesso alcun reato, abuso o maltrattamento o abbandono o altro di noto, per cui di fatto i genitori non possono essere assolutamente imputati e tanto meno puniti. Men che meno i figli.
Mi sono raramente espresso, e con prudenza, sul caso non essendo al corrente di dati reali, rilievi e motivazioni tecnico socio-assistenziali, giuridico-psico-educative dettagliate in merito alle quali siano state eccepite esigenze di intervento di servizi sociali e magistrati. Ma il tempo che trascorre senza che la vicenda giunga ad un esito ragionevole, finisce per far dubitare che a latitare sia la ragionevolezza della procedura adottata.
Lo scontro politico ha colori noti che, a ben vedere, hanno poca importanza.
«I figli non sono “proprietà dei genitori “». È vero, ma nemmeno i pubblici poteri o lo Stato sono “proprietari” dei nostri figli. Direi, forzando il concetto che c’è sotto, che, piuttosto, i genitori sono “proprietà dei figli”, nel senso che i figli per tanti motivi hanno naturalmente un forte bisogno dei propri genitori, dai quali, in una situazione come quella citata, pare assurdo debbano essere seppur temporaneamente “espropriati” o, peggio allontanati a tempo indeterminato. È semmai un prezioso e fruttuoso bisogno naturale reciproco che esiste fra genitori e figli, fino al conseguimento di una matura autonomia della prole, non comunque lesiva di un legame affettivo che viene adattato alle esigenze dei nuovi percorsi di vita dei figli adulti. Ho lavorato una vita intera come insegnante e poi dirigente scolastico in un quartiere degradato nella più problematica periferia milanese, zona “Baggio-Forze Armate”, quasi in continuo contatto e collaborazione con la Polizia, i Servizi medico-psico sociali dell’età evolutiva e non di rado con il Tribunale per i Minori. Ne ho vissute e sentite di ogni colore, compresa l’esigenza di salvare certi figli da certi genitori, per situazioni limite, da Codice Penale.
Ora, resto perplesso, per non dire nauseato, a leggere delle condizioni inflitte ai bambini della “famiglia nel bosco“. In un primo tempo ero indotto a pensare che sotto la vicenda ci fosse un problema di comunicazione, che la vicenda fosse ingigantita, più che reale, artefatta e quindi la relativa narrazione fosse volutamente confusa nelle cronache. I tempi sono passati e niente di male si è rivelato sui due poveri genitori della famiglia del bosco però tutto si è complicato, con la macchina della “giustizia” all’opera. Forse la mia prima impressione era quella giusta. Come dice un proverbio spagnolo: non avrai una seconda opportunità per una prima impressione. “Nunca tendras una segunda oportunidad para una primera impresion.”
Vittorio Zedda
[1] Famiglia nel bosco: i dissidi tra genitori (dai vaccini agli assistenti). Lei è inflessibile, lui media e il tribunale lo promuove | Corriere.it
[2] RAI: La famiglia che vive nel bosco con tre bimbi: i genitori temono di perdere la patria potestà
“Ho letto una frase stupenda, fenomenale, della Garante dei minori che in questi giorni ha incontrato la famiglia nel bosco. Dice: se il rapporto tra genitori e assistente sociale non funziona, per qualsiasi motivo, si cambia l’assistente sociale. Non la madre.” ( da G. De Lorenzo)