“Nel primo semestre 2026 il valore delle importazioni di autovetture nella UE dalla Cina è aumentato del 70%“ è il dato allarmante diffuso dai Costruttori automobilistici. La UE scopre che la Cina rappresenta una minaccia per l’industria europea, quindi per il modello sociale e politico dell’Europa. Negli scambi è sotto di un miliardo al giorno, per un totale di 350 miliardi di euro annui di deficit commerciale dei Paesi Ue nei confronti della Cina. Con questi dati catastrofici sembra che a Bruxelles si siano svegliati, anche se tardi. Ma tra i principali fattori di frizione tra Bruxelles e Pechino, invece, continua a essere la guerra in Ucraina. Ormai per Bruxelles la guerra in Ucraina è un’ossessione. Le diverse posizioni sul conflitto sono un grande ostacolo al miglioramento delle relazioni bilaterali in quanto la Cina viene accusata di aiutare i russi nello sforzo bellico in Ucraina. Prova ne è che la UE ha inserito diverse imprese cinesi nel ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia.
Questo fa capire che l’Unione Europea è sostanzialmente un sistema burocratico, distopico, lontano dal consenso dei cittadini che sono estraniati dai processi decisionali. È un’entità creata mediante trattati con finalità iniziali limitate ad un gruppo ristretto di sei Paesi, poi inopinatamente allargata a 27 e divenuta di fatto un super governo che controlla vari aspetti della vita dei cittadini. Purtroppo, nel confronto con la Cina la si percepisce come un sistema disfunzionale e obsoleto, rispetto alle dinamiche con cui si muovono le due uniche superpotenze, la UE è ferma alla curvatura delle banane. Si ostina nel riarmo, al sostegno di governi corrotti, alla mancanza di visione strategica sui rapporti politici con i produttori di materie prime (Russia). Si comprende che questo spreco di opportunità e di risorse porterà molto probabilmente questo tentativo di unione politica europea alla fine. Oggi l’efficacia di un governo viene spesso misurata nella capacità di rispondere alle sollecitazioni delle forze dominanti (che siano mercati finanziari, élite tecnologiche, corporazioni industriali o blocchi sociali di riferimento) piuttosto che sull’adesione a un’area politica o un manifesto politico teorico.
Se si analizza la questione sotto questa lente[1], emergono dinamiche chiare. Spesso le democrazie occidentali, pur avendo un impianto ideologico nobile basato sui diritti individuali, mostrano la loro disfunzionalità a causa del cortocircuito tra scadenze elettorali a breve termine e sfide globali a lungo termine (gestione energetica, demografia, effetti del fenomeno migratorio, problemi sociali, intelligenza artificiale). Da alcuni anni si assiste al passaggio dall’asse “Destra/Sinistra” o “Libertà/Autoritarismo” all’asse “Efficienza/Inefficienza”, che solleva un enorme interrogativo etico: se un sistema funziona perfettamente per le forze che muovono il Paese (ad esempio, le élite economiche o militari), ma schiaccia i diritti della popolazione, può davvero essere un modello sostenibile a lungo termine?
Anche la transizione verso una fase che molti definiscono già postumanesimo o transumanesimo accelerata dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale (IA), dalla biotecnologia e della convergenza digitale, vede gareggiare Stati Uniti e Cina, a distanza segue la UE, che alla fine subirà questa rivoluzione. Il dibattito è centrale per comprendere la geopolitica e l’antropologia del XXI secolo.
Ary Calvosa
Socio ISPG-Istituto studi politici Giorgio Galli
Laureato in Comunicazione presso l’Università degli Studi di Bologna
Ha collaborato con Rai e Mediaset nel settore informazione
Ha maturato esperienze politiche in Italia e negli Stati Uniti
Riferimenti bibliografici:
Sul gatekeeping o sull’agenda setting
Tuchman G., (1978), Making News: A study in the Construction of Reality, New York, Free Press.
Wolf Mauro, (1995), Teorie delle comunicazioni di massa, Bompiani, Milano.
Sulla Regressione Democratica
Cassani, Andrea; Tomini, Luca (2019). “What Autocratization Is”. Autocratization in post-Cold War Political Regimes. Springer International Publishing.
Brancati, Dawn; Sika, Nadine (2026). Fuzzy Authoritarian Rule. New York: Cambridge University Press.
Sui Sistemi Politici Disfunzionali
Stein Rokkan, Stein Kuhnle, Peter Flora e Derek W. Urwin (1999)
Nation building and mass politics in Europe. Oxford University Press.
Valentino Baldacci, Crisi di Sistema in Punti di Vista, Pagine Ebraiche, 29 agosto 2019, Il portale dell’ebraismo italiano.
Su Intelligenza Artificiale
Nick Bostrom, Superintelligenza, Bollati Boringhieri, 2018.
Robert Pepperel, Manifesto del Post-Umano, su kainos-portale.com.
[1] Sistemi Funzionali: Sono quei governi in grado di stabilizzare il quadro macroeconomico, garantire la sicurezza, gestire i flussi di risorse e mantenere il controllo sociale in linea con gli obiettivi delle forze dominanti. La Cina, ad esempio, viene spesso studiata come modello di “autoritarismo frammentato ma funzionale”, capace di raggiungere obiettivi economici straordinari senza seguire le logiche democratiche occidentali.
Sistemi Disfunzionali: Sono caratterizzati da paralisi istituzionale, polarizzazione estrema o incapacità di attuare riforme a lungo termine