Questa guerra contro l’Iran nel Medio Oriente appare più grave di quelle in Ucraina, Vietnam, Iraq o Afghanistan. È una guerra preparata, lo testimonia un antecedente accaduto qualche mese fa, il 3 gennaio 2026: l’amministrazione Trump attacca il Venezuela, cattura il presidente Maduro e lo porta negli USA, così ottiene il controllo del petrolio venezuelano. Con il senno del poi è chiara la mossa, rappresenta un’assicurazione per avere una fornitura di energia aggiuntiva per gli USA, nella prospettiva di un futuro intervento in aiuto di Israele per attaccare l’Iran.
L’Amministrazione Trump prevedeva, ovviamente, che questa guerra avrebbe provocato un impatto sul mondo intero, in particolare sui mercati energetici. Si poteva immaginare tranquillamente che l’ultima difesa dell’Iran sarebbe stata quella di limitare il flusso di petrolio allo stretto di Hormuz e mettere in ginocchio l’Occidente. Gli USA hanno ragionato che fosse meglio che le risorse del Venezuela venissero poste sotto il loro controllo. Gli Stati Uniti dipendono solo per il 3-5% del loro consumo di petrolio dal Medio Oriente, e le previsioni di molti analisti sulla crisi del petrolio dovuto al “golfo chiuso” suggeriscono solo una possibile stagnazione economica negli USA mentre prevedono che l’UE si avvicini a una crisi economica grave.
Se si osserva il panorama finanziario degli USA, il valore totale di capitalizzazione del mercato azionario è attualmente sottovalutato rispetto al debito nazionale. A gennaio 2026, il mercato azionario valva circa 69.000 miliardi di dollari, mentre il debito nazionale lordo è di 38.860 miliardi di dollari. I debiti societari ammontano a 15.200 miliardi di dollari, e quelli ipotecari a 18.470 miliardi di dollari, portando il debito totale a 72.500 miliardi di dollari (1). Molti commentatori predicano in questi tempi il fallimento dei Debiti Pubblici, temendo un possibile crash finanziario. Tuttavia, non spiegano come questo crash potrebbe avvenire. Per semplificare consideriamo due categorie principali: i debiti privati e quelli pubblici. I debiti privati crollano quando i debitori non riescono a rimborsare, come accaduto durante la crisi dei subprime del 2007-8. La fiducia eccessiva nell’economia insieme al vantaggio dei mutui al 100% senza collaterali ha portato a un sovraindebitamento dei cittadini sottoscrittori; una piccola fase di recessione ha lasciato gli stessi senza la liquidità per i rimborsi. Le banche, che detengono i mutui, subiscono perdite e se le loro riserve e il capitale sono insufficienti, portano a fallimenti anche di istituzioni internazionali. Il classico “Cigno Nero” su una situazione debitoria pesante. Anche i finanziamenti aziendali possono crollare se le aziende, in una fase di recessione e crisi di mercato, non riescono a ripagare le obbligazioni, provocando perdite per banche e privati che avevano investito in tali obbligazioni. Insomma, i debiti privati crollano per mancanza di liquidità per i rimborsi.
I Debiti sovrani, invece, si basano su un principio simile a quello di una bicicletta: restano stabili finché si muovono, ma crollano se si fermano. Gli Stati infatti rimborsano i loro Titoli in scadenza, ma per farlo emettono nuovi Titoli sul mercato internazionale. La crisi avviene quando alla Aste dei Titoli non vi è alcuna offerta di sottoscrizione o soltanto per una tranche dell’importo in asta. Allora in genere le sottoscrizioni richiedono un interesse superiore a quello d’asta, obbligando lo Stato a pagare maggiori interessi passivi (2).
La prossima crisi potrebbe colpire USA ed Europa per mancanza di liquidità. Una settimana fa, Blackrock, di fronte a una richiesta dei clienti della monetizzazione delle loro quote di un suo Fondo, ha limitato i rimborsi, segnalando così che gli investimenti fatti dal Fondo potrebbero non essere di pronta monetizzazione. La Silicon Valley Bank in California l’anno scorso è fallita per una crisi di liquidità. I governi di oggi, inclusi USA e Israele, si trovano su una “bicicletta” dei debiti pubblici, sostenuti da nuove emissioni e interessi bassi. Tuttavia, eventi geopolitici, come la guerra di Israele e degli USA contro l’Iran, potrebbero destabilizzare ulteriormente la situazione.
Gli analisti della guerra dicono che Israele sta esaurendo i suoi caccia intercettori, mentre l’Iran, sotto la guida dell’Ayatollah Mojtaba Khamenei, asceso al potere dopo la morte violenta del padre, ha minacciato la chiusura definitiva di Hormuz, con seguente crollo economico degli Stati Arabi del Golfo, se le richieste non saranno rispettate entro aprile 2026. Con l’intensificarsi delle tensioni, si prevedono forti oscillazioni nei mercati finanziari mondiali nel mese di aprile, con potenziali “cicli di panico” estesi non solo alle Borse ma anche ai mercati dei Titoli sovrani.
Fabrizio Gonni
ingegnere, MBA Bocconi, componente dell’Istituto Studi Politici Giorgio Galli
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Il debito del credito al consumo negli Stati Uniti è di circa 5.260 miliardi di dollari, riflettendo le spese private non legate all’immobiliare, come le auto e gli acquisti vari a rate. Un concetto fondamentale per comprendere la dinamica del debito è che, in parallelo, esiste sempre un credito. Nei mutui immobiliari, ad esempio, come tutti sanno, il debito del proprietario corrisponde al credito della banca che ha finanziato l’acquisto, più gli interessi. I debiti degli Stati derivano da soldi prestati da banche, fondi, istituzioni finanziarie e cittadini, destinati a finanziare le politiche governative. I governi devono investire questi fondi in progetti produttivi per generare le entrate necessarie per ripagare il debito e gli interessi, altrimenti rischiano di sprecare per scopi politici o inutili opere ideologiche.
- Ad esempio, la Germania ha recentemente emesso una tranche di Bund, venduta solo al 70% ma ad un interesse elevato ( 2,8%) rispetto all’interesse proposto in asta, portando la Bundesbank a comprarne il restante 30%. Ovvio che l’interesse sui Bund (addomesticato) sia inferiore a quello italiano, francese, etc. La situazione ha evidenziato una mancanza di liquidità di euro nei mercati finanziari internazionali. In Italia, la legge vieta l’intervento della Banca d’Italia nelle aste, mentre invece la legge tedesca prevede l’intervento della Bundesbank. In compenso la Costituzione tedesca pone limiti al debito federale sul PIL, differenziando tra debito federale e dei Lander, cioè le Regioni, che sono un Debito della Germania, ma non sono conteggiati nei mercati internazionali e non sono garantiti, analogamente a come non sono garantiti i debiti degli Stati USA o delle municipalità, le quali possono fallire.