La “Flotilla”: gesti umanitari e atti politici

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Dopo gli ultimi atti di pirateria subiti dalla Global Sumud Flotilla* riceviamo e pubblichiamo intervento di V. Zedda.

Non c’è scritto da nessuna parte che per fare un’azione Umanitaria si debba escludere l’uso dell’Intelligenza. Per fare il bene bisogna fare le cose bene. Se il fine è buono, buono deve essere tutto quello che si fa per raggiungere il fine. Se la cosa è umanitaria, è anzitutto umana, quindi meditata, accorta, prudente, onesta, senza secondi fini occulti, senza che il bene per certuni sia il male per cert’altri, con la dovuta attenzione alle possibili conseguenze, con senso di responsabilità e coscienza pulita. Senza il tornaconto personale del profittatore o del vanesio.

Lotis manibus et mundo corde” (con le mani pulite – lavate – e il cuore puro). Il bene sia anzitutto Bene Comune. “Primo: non nuocere”, dice un’antica regola. Non nuocere né a sé stessi né agli altri.

Orbene l’avventura della Global Sumud Flotilla* può essere valutata sulla base dei suddetti parametri e pure di altri. Si tratta di un’iniziativa privata dagli intenti (dichiarati, ma non accertati) di soccorso umanitario, e in quanto umanitario il fine appare buono. Viceversa, come è evidente a tutti, le modalità, i tempi e i modi sono discutibili. Intervenire in una zona di guerra guerreggiata al di là di qualsiasi disciplina internazionale, già comporta conseguenze onerose: l’invio di navi da guerra a protezione della flottiglia comporta un costo giornaliero probabilmente superiore al valore degli aiuti, che comunque si spera giungano a buon fine. Ma la protezione della cosiddetta “Flotilla” con navi militari comporta rischi, a mio avviso peggiori, di coinvolgimento in azioni belliche del nostro paese. E anche di eventuali altri, perché sulle barche della Flotilla c’è gente appartenente a 44 paesi diversi. Per evitare queste complicazioni Israele ha indicato lo sbarco degli aiuti nel porto di Askelon, assai vicino a Gaza, evitando così alle barche di entrare nelle acque territoriali di Gaza (n.d.r.: sottoposte a un duro blocco navale da parte di Israele dal 2009, di dubbia legittimità in base al diritto internazionale).

Il governo di Gaza è nelle mani di Hamas e con Hamas nemmeno i paesi arabi gradiscono di aver a che fare. Il fatto che i responsabili della Flotilla rifiutino l’apertura mostrata persino al di fuori di qualsiasi regola, e insistano per approdare a Gaza pone interrogativi su una sincera ricerca di un bene comune e sui destinatari degli aiuti. Spero di essere stato chiaro.

Vittorio Zedda

Fig.1: tracciato della Flotilla con l’ultima posizione

* About Us – Sail to Gaza https://globalsumudflotilla.org/about/

Sono circa cinquanta barche, con cinquecento-seicento persone. Oggi sono tracciate dopo Creta.

**Tratto da: https://www.geopop.it/global-sumund-flotilla-salpata-verso-gaza-barcellona-genova-obiettivi-paesi-partecipanti/

L’iniziativa è il risultato dell’unione di diversi movimenti di attivisti nazionali e internazionali, e tra i quattro movimenti internazionali fondatori ci sono:

Freedom Flotilla Coalition: nota alle cronache per la sua missione di giugno 2025 a bordo della “Madleen”, per portare aiuti a Gaza. A bordo c’era anche la famosa attivista Greta Thunberg. La nave è stata bloccata dalle forze israeliane in acque internazionali lo scorso giugno e gli attivisti sono stati arrestati.

Global Movement to Gaza: conosciuto soprattutto come “Global March to Gaza”, ha promosso le marce e le azioni civili per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla situazione a Gaza.

Maghreb Sumud Flotilla: coalizione di solidarietà proveniente dal Nord Africa, anch’essa impegnata in diverse missioni di aiuto a Gaza.

Sumud Nusantara: iniziativa del Sud-Est asiatico, in particolare dalla Malesia, che ha organizzato convogli di aiuti per Gaza.

 

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