Storia di Civica

La storia di CIVICA

La Rivista CIVICA è nata nel febbraio del 2001, in coincidenza con la riforma costituzionale del Titolo V della seconda parte della Costituzione che avrebbe dovuto ridistribuire parte dei poteri dello Stato, alle Regioni, alle Città metropolitane e ai Comuni per il governo coordinato delle grandi aree urbane, come Milano. Il nome infatti era un richiamo alla nuova funzione “civica” delle città metropolitane.

L’intuizione è stata intelligentemente sostenuta dall’allora dirigente della presidenza – Renzo Zaffaroni – e dalla presidente della Provincia di Milano – Ombretta Colli – che non ha esitato a firmare gli atti amministrativi necessari per far nascere la Rivista con tutte le carte in regola, compresi gli incarichi e la registrazione al Tribunale di Milano.

Un periodo di grandi riforme istituzionali dove era anche difficile stare al passo di un Parlamento molto fecondo e innovativo.

L’impostazione editoriale è subito stata basata sui dati, sui numeri associati ai fenomeni sociali, la statistica a corredo di ogni scelta politica (statistica come scienza per il governo dello stato). L’obiettivo era quello di dialogare con amministratori pubblici, politici, cultori attenti della politica e attivisti con il desiderio di approfondire i vari aspetti istituzionali e quantitativi.

La realtà, come spesso accade, ogni tanto riserva brutte sorprese. Quindici anni dopo, con il reale passaggio alla città metropolitana con la legge Delrio, uno dei primi provvedimenti intrapresi dalla nuova guida politica è stato quello di chiudere il periodico e cancellarlo dal registro della stampa periodica. I politici a volte sono ignari delle motivazioni e dello spirito di chi li ha preceduti. Così, come la Fenice risorge dalle proprie ceneri, la Rivista è risorta dopo la temporanea chiusura, libera dai lacci, svincolata dai miopi politici, ha trovato altri approdi e orizzonti nella collaborazione con il prof. Giorgio Galli e l’ISPIG.

Il focus principale rimane quello della competizione elettorale, della selezione della “rappresentanza” e delle sue regole, come punto decisivo per l’allargamento della democrazia rappresentativa, come da anni sostiene Giorgio Galli, minacciata da oligarchie e grandi multinazionali.  Negli ultimi decenni si è passati attraverso periodi di intense riforme delle leggi elettorali, con risultati molto scadenti per noi elettori. Il continuo alternarsi di riforme e turni elettorali per le politiche, comunali, provinciali, regionali, europee e referendum ha prodotto un incrocio  normativo complesso, in parte sanzionato dalla Corte Costituzionale con apposite sentenze, che poi sono state sostanzialmente aggirate. Un modo di fare insoddisfacente, per cui molti hanno dato la disponibilità ad operare per un miglioramento.

Il Periodico, più ancora nella sua versione on-line, memore dell’esperienza avuta accoglie  tutti i contributi utili alla politica, all’economia e al sociale, in modo super partes, accantonando le divisioni politiche imposte da gabbie ideologiche, che hanno frenato le Istituzioni  in Italia e dissolto tanti sforzi ed energie, in particolare dei giovani.

In questo momento c’è da ricostruire quanto è stato distrutto dal COVID-19.

CIVICA insieme all’ISPIG si pone in modo attivo e positivo, gli articoli e le pubblicazioni ne sono la prova.