Fermi tutti. Al voto!

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La notizia del nuovo stile che ha preso piede a palazzo Chigi con sedute notturne fiume è troppo ghiotta. Di notte si sa, si lavora meglio, lo dicono in tanti, di vari mestieri…  I fatti: il 14 luglio, dopo aver partecipato ai festeggiamenti a palazzo Farnese per la festa francese della presa della  Bastiglia, i ministri si ritrovano in tardi serata, quando le persone normali si ritirano in camera da letto, per una riunione del Consiglio dei ministri. Inizio della seduta alle ore 22,54 precise. La riunione deve essere stata molto tribulata per la vicenda delle autostrade, con pausa caffè dalle ore 1,05 alle 3,39. Dopo di che è scivolata via liscia fino alle ore 5,16 del 15 luglio. All’uscita dal Palazzo alcuni ministri hanno incrociato i turnisti, quelli che prendono servizio al primo turno, con dimostrazione di perfetto sincronismo tra classe politica dirigente e classe lavoratrice. Quando una inizia a lavorare, l’altra inizia a riposare dalle fatiche decisionali. Cosa hanno deciso di tanto importante?

Di convocare il 20-21 settembre gli elettori per il referendum  sulla riforma costituzionale di riduzione dei parlamentari. Un problema che sta molto a cuore agli Italiani, che infatti ne parlano e dibattono con compostezza meditativa.  Alcuni non sono tanto d’accordo, come Giorgio Galli, Felice Besostri e il sottoscritto, per cui si chiedono perplessi come sia possibile avere così tanti problemi e errori concettuali in una legge che occupa una striminzita paginetta, con appena quattro articoli. Il Governo e i parlamentari M5S e PD invece ritengono che non tutto il male venga per nuocere e tirano dritto.
Sono i misteri della politica italiana o la dimostrazione che molti hanno smarrito il senso della vergogna. Avrebbero potuto fare un passo indietro, accantonare la pseudo riforma. Invece no, insistono oltre la decenza. Il 14 settembre riapriranno tutte scuole, da chiudere subito dopo per l’election day, allestimento e disinfestazione. I sacrifici per le famiglie e gli studenti non sono conteggiati. Per sapere di chi è l’idea è sufficiente leggere il comunicato stampa del Governo:
“INDIZIONE DEI COMIZI ELETTORALI: Il Consiglio dei Ministri, ha convenuto sulle date del 20 e 21 settembre 2020 per l’indizione, su proposta del Presidente Giuseppe Conte, del referendum popolare confermativo relativo all’approvazione del testo della legge costituzionale recante “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari” nonché, su proposta del Presidente Giuseppe Conte e del Ministro dell’interno Luciana Lamorgese, per lo svolgimento delle elezioni suppletive nei collegi uninominali 03 della Regione Sardegna e 09 della Regione Veneto del Senato della Repubblica.”
Da un punto di vista politico si aspetta si sapere cosa succederà con le altre elezioni che attendono da mesi: le Regionali in 7 regioni e le Comunali in oltre 1000 comuni. Verranno tutte accorpate il 20 settembre oppure rimandate? Il Veneto con altri, pare, abbiano deciso per il 20 settembre. In questo caso il Comitato del NO al Referendum ha protestato per l’indebita sovrapposizione. L’unica cosa certa è la spesa di queste elezioni, che supera di gran lunga i presunti risparmi che forse si potranno avere un domani.

Intanto si sono perse le traccie dei cosiddetti correttivi (ndr: il governo Conte 2° nasce con l’accordo da parte di PD e LEU di sostenere il taglio dei parlamentari M5S  in cambio dell’introduzione di 3 correttivi), ovvero di comporre altre leggi  costituzionali e una nuova legge elettorale per sorreggere una riforma storta.

Un esempio inquietante di politica autoreferenziale. L’economia e tutto il resto possono attendere.

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