Dpcm COVID: strafalcione o gioco delle tre carte

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Alla fine il Governo è riuscito a varare il tanto temuto Dpcm, pubblicato oggi 25 ottobre, attivo dal 26, firmato da Conte con un bel sorriso, come si vede nella foto in evidenza diffusa dalla presidenza del Consiglio, con la scusa di un presunto aggravamento della situazione epidemiologica. Misure draconiane: chiusure anticipate di bar e ristoranti, chiusura delle palestre e di tante altre attività della vita di ogni giorno, in pratica un lock-down mascherato. Il testo del Dpcm è come al solito un romanzo stile Guerra e Pace, 21 pagine fitte più una serie infinita di allegati da 196 pagine. E’ la semplificazione amministrativa in salsa giallo-rossa, alquanto indigesta per le persone normali. Cerchiamo di fare uno sforzo di buona volontà e leggiamo il testo:

Art. 1.

Misure urgenti di contenimento del contagio sull’intero territorio nazionale

  1. Ai fini del contenimento della diffusione del virus COVID-19, è fatto obbligo sull’intero territorio nazionale di avere sempre con sé dispositivi di protezione delle vie respiratorie…

Avete visto il presunto strafalcione? è contenuto nel provvedimento firmato da Giuseppe Conte scritto dal ministro Speranza. Alla prima riga del comma 1° scrivono virus COVID-19, invece di virus SARS-CoV-2. COVID-19 non è un virus è solo l’acronimo dato alla malattia associata al virus SARS-CoV-2 che è un nuovo ceppo di coronavirus. Quanto contenuto nel Dpcm è un “errore” ripetuto più volte o semplicemente un voler mischiare le carte, confondendo il virus con la malattia conseguente? Le conseguenze amministrative non sono irrilevanti. Rimangono da capire anche i dati statistici, mai citati o evidenziati, che hanno portato a questa decisione, prima di addentraci nei numeri dell’epidemia abbiamo chiesto un aggiornamento della situazione attuale al dott. Carlo Frigerio, medico di base pediatra, con lunga esperienza clinica in terapia intensiva, che esercita in un comune della città metropolitana di Milano, che avevamo interpellato a fine agosto.

Confermo quanto detto a fine agosto, con l’apertura dell’anno scolastico la tematica del Covid è diventa pesante. Ogni famiglia è stata, suo malgrado, coinvolta in una girandola di protocolli, circolari interpretative, annunci, smentite, correzioni, aggiornamenti delle disposizioni relative alla frequenza scolastica. Ogni Ente si è sentito in dovere di stilare documenti in merito. Governo, Ministeri, Enti Regionali, Dipartimenti, ATS, Direzioni Scolastiche, Ordini Professionali, Sindacati, ne hanno prodotto una mole tale da compromettere, se fossero stati date alle stampe, l’equilibrio ecologico mondiale come la deforestazione dell’Amazzonia.”

In prima linea che cosa sta succedendo in concreto?

Attualmente pochi casi sporadici di positività nei bambini e nessun caso clinico davvero impegnativo.

Che cosa preoccupa le famiglie?

Lo sconcerto e la preoccupazione la fanno da padrone. Se si dovesse malauguratamente incorrere in un risultato positivo, l’intera classe va in quarantena e ciascun alunno o testato mediante tampone dopo il decimo giorno, oppure riammesso dopo 14 giorni in assenza di sintomi. Regna un certo grado di rassegnazione e di sfiducia verso normative che, se applicate in modo rigoroso, avrebbero a breve pesantissime ripercussioni sulla vita delle famiglie. Sarà sufficiente attendere i primi rigori invernali e con essi i consueti malanni stagionali, anche lievi.

E’ facile prevedere il moltiplicarsi degli invii dei bambini ai centri di esecuzione dei tamponi prima di tornare ad esercitare il diritto ad essere scolarizzati. Questo processo di tracciamento inoltre, adatto più che altro alla rendicontazione numerica, potrebbe presto collidere con la gestione clinica degli stessi malati.

Nel senso che il sistema sanitario verrebbe messo sotto stress da queste normative?

Un bimbo con una polmonite ad esempio, sarà certo destinato al tampone; potrà contemporaneamente accedere ad un laboratorio per un prelievo di sangue, essendo in isolamento fino all’esito? Potrà, e dove, fare una radiografia? Con quali cautele per gli altri utenti presenti? Tutto tornerà gravare sugli Ospedali?

Fortunatamente per ora pochi casi, con molta confusione…

In conclusione qualche dato statistico riguardo l’epidemia, quelle che sono monitorati dal sistema europeo Euromomo, che sorveglia la mortalità eccedente rispetto al normale andamento. I morti eccedenti misurano la pericolosità dell’epidemia. Nella mappa riportata qui sotto sono riportati i decessi eccedenti, alla 41° settimana (5-11 ottobre), che per l’Italia rientra nella normalità. Anche i dati dei decessi per classi di età confermano la regolarità della situazione in Europa. Solo la Spagna e il Belgio segnalano un livello di attenzione più alto. 

Fonte: https://www.euromomo.eu/graphs-and-maps/#

Per l’Italia i dati stagionali della mortalità provenienti dal sistema SISMG al 13 ottobre 2020 sono questi (a novembre e dicembre, ogni anno, la mortalità è in rialzo). Per ora non ci sono balzi pericolosi

se non a livello locale:

Fonte: http://www.salute.gov.it/portale/caldo/dettaglioContenutiCaldo.jsp?lingua=italiano&id=4547&area=emergenzaCaldo&menu=vuoto

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